Trasferire un dominio è un’operazione da venti minuti che molti rimandano per mesi, temendo di perdere il sito, la posta o il nome stesso. Il timore è comprensibile ma mal riposto: la procedura è standardizzata, il dominio resta attivo durante il passaggio e la titolarità non si tocca. I problemi veri nascono quasi sempre da due errori evitabili, il trasferimento avviato a ridosso della scadenza e la posta elettronica dimenticata nel vecchio pannello.
Come funziona il trasferimento: auth code e conferme
Ogni trasferimento tra registrar segue lo stesso schema. Il primo passo si fa nel pannello del provider attuale: verificare che i dati dell’intestatario siano corretti e aggiornati, perché le email di conferma arrivano all’indirizzo del titolare, e richiedere il codice di autorizzazione, chiamato auth code o authinfo. Il provider è obbligato a rilasciarlo: è la chiave che dimostra il controllo del dominio.
Il secondo passo si fa presso il nuovo provider: si ordina il trasferimento, si inserisce l’auth code e si conferma la richiesta tramite il link che arriva via email. Da lì in poi la pratica corre da sola tra i due registrar e il Registro dell’estensione. Per i domini .it non esiste nemmeno lo stato di blocco che caratterizza altre estensioni: il Registro italiano prevede tempi rapidi e, una volta confermata la richiesta con l’authinfo, il passaggio si completa di norma in uno o due giorni lavorativi. Per i .com e le altre estensioni generiche i tempi tipici sono di cinque, sette giorni, con una regola in più dettata da ICANN: nei 60 giorni successivi a una nuova registrazione o a un precedente trasferimento il dominio non può essere trasferito di nuovo.
Un dettaglio che sorprende chi lo scopre a cose fatte: nella gran parte dei casi il trasferimento di un’estensione generica aggiunge un anno di registrazione alla scadenza già pagata, quindi il costo del trasferimento è in realtà un rinnovo anticipato, non una spesa a fondo perduto.
Cosa succede a sito ed email durante il passaggio
Il trasferimento del dominio riguarda la gestione del nome, non i server su cui girano sito e posta. Finché i record DNS restano invariati, il sito continua a rispondere e le email continuano ad arrivare: il visitatore non si accorge di nulla. La finestra critica si apre se insieme al dominio si spostano anche hosting e caselle, ed è qui che serve metodo.
La sequenza corretta prevede di preparare prima la nuova casa: attivare l’hosting di destinazione, copiare il sito, ricreare le caselle di posta e solo a quel punto aggiornare i DNS e avviare il trasferimento. Chi fa il contrario, trasferendo il dominio per poi accorgersi che le caselle esistevano solo sul vecchio provider, perde la posta nel momento in cui il vecchio contratto viene chiuso. Le email archiviate vanno esportate prima, perché nessun trasferimento le porta con sé.
Sull’ecommerce la posta in gioco è più alta che su un sito vetrina: ordini, notifiche di pagamento e comunicazioni dei corrieri passano tutti dalla posta del dominio. Per chi sta valutando anche il cambio di piattaforma o di server, conviene leggere la guida su come migrare un ecommerce su un nuovo hosting e trattare dominio e hosting come due cantieri separati, con date diverse.
Gli errori che costano il dominio
L’errore più grave è avviare il trasferimento a ridosso della scadenza. Se il dominio scade durante la pratica, entra negli stati di recupero (redemption) dove il trasferimento si blocca e il riscatto costa molto più del rinnovo. La regola pratica: mai avviare un trasferimento con meno di due o tre settimane di margine sulla scadenza; se il tempo manca, meglio rinnovare dal vecchio provider e trasferire dopo.
Il secondo errore è lasciare dati intestatario obsoleti: se l’email del titolare non è più attiva, la conferma non arriva e la pratica muore in silenzio. Il terzo è dimenticare il rinnovo automatico attivo sul vecchio pannello, con il rischio di pagare un rinnovo un attimo prima che il dominio parta. Il quarto riguarda chi ha il dominio intestato alla web agency invece che a sé: prima di qualsiasi trasferimento va sistemata l’intestazione, perché l’auth code e le conferme passano dal titolare formale, non da chi paga le fatture.
Le procedure specifiche dei due grandi provider italiani sono descritte nelle schede dedicate: la pagina su Register.it spiega sblocco e disdetta nel suo pannello, quella su Aruba copre il caso simmetrico. I costi tipici del primo anno e dei rinnovi, che spesso motivano il trasferimento, sono confrontati nelle stesse schede.
Domande frequenti
Quanto tempo serve per trasferire un dominio?
Per un dominio .it il trasferimento si completa di norma in uno o due giorni lavorativi dopo la conferma con il codice authinfo, perché il Registro italiano non prevede stati di blocco. Per .com e le altre estensioni generiche servono tipicamente cinque o sette giorni, e nei 60 giorni successivi a una registrazione o a un trasferimento precedente la pratica non può essere avviata.
Il sito resta online durante il trasferimento del dominio?
Sì, se i record DNS non cambiano il sito e la posta continuano a funzionare senza interruzioni, perché il trasferimento riguarda solo la gestione del nome. Il downtime nasce quando insieme al dominio si spostano hosting o caselle email senza aver prima preparato i servizi sul nuovo provider: la sequenza corretta è attivare la destinazione, poi trasferire.
Cos’è l’auth code e come si ottiene?
L’auth code, o authinfo, è il codice di autorizzazione che dimostra il controllo di un dominio e serve ad avviarne il trasferimento presso un altro registrar. Si richiede dal pannello di controllo del provider attuale, che è tenuto a rilasciarlo. Il codice va inserito nell’ordine di trasferimento del nuovo provider insieme alla conferma via email del titolare.
Trasferire un dominio fa perdere la scadenza già pagata?
No, il periodo già pagato si conserva. Per le estensioni generiche come .com il trasferimento aggiunge di norma un anno intero alla scadenza esistente, quindi il costo dell’operazione equivale a un rinnovo anticipato. Per i domini .it la scadenza resta quella originale e il rinnovo segue le regole del nuovo provider.
Si può trasferire un dominio scaduto?
Dipende dallo stato. Nei primi giorni dopo la scadenza alcuni registri consentono ancora la pratica, ma quando il dominio entra in redemption il trasferimento si blocca e serve prima il riscatto presso il vecchio provider, a costi molto superiori al rinnovo ordinario. La regola è non avviare mai un trasferimento con meno di due o tre settimane di margine.