Per migliaia di piccole imprese italiane Fatture in Cloud è il primo software gestionale della loro vita, arrivato con l’obbligo di fatturazione elettronica e rimasto per la semplicità. Quando si comincia a vendere online, la domanda arriva da sola: gli ordini del sito possono diventare fatture senza ricopiarli? La risposta è sì, con più strade possibili e alcune scelte fiscali da fare prima di attivare qualsiasi automatismo.
Le vie dell’integrazione: app native e connettori
Fatture in Cloud, prodotto del gruppo TeamSystem con piani da circa 4 a 51 euro mensili più IVA, espone integrazioni dirette verso le piattaforme principali: WooCommerce, Shopify e PrestaShop si collegano tramite le app dedicate, che portano gli ordini dentro il gestionale trasformandoli in documenti. Accanto alle integrazioni ufficiali vive un ecosistema di connettori di terze parti, distribuiti sugli store delle piattaforme, che coprono anche i marketplace: portano dentro gli ordini di Amazon ed eBay, dove la fatturazione ha regole proprie e volumi che rendono il manuale impraticabile.
Per i flussi non coperti dai connettori pronti restano due strade: gli strumenti di automazione come Make e Zapier, che collegano eventi della piattaforma ad azioni sul gestionale tramite le API pubbliche di Fatture in Cloud, ben documentate e adatte anche a sviluppi custom leggeri. È l’opzione di chi ha esigenze particolari, un canale non standard, logiche di fatturazione specifiche, e un minimo di confidenza tecnica o un fornitore che la metta.
La scelta tra le vie segue un criterio semplice: prima l’app ufficiale se copre il caso, poi il connettore di terze parti più recensito per il proprio scenario, e le API solo quando serve davvero, perché ogni pezzo custom è manutenzione futura.
Le scelte fiscali che vengono prima della tecnica
L’errore tipico dei progetti di integrazione è automatizzare prima di aver deciso le regole. Per le vendite B2C in Italia la domanda è: fattura per ogni ordine o corrispettivi? Molti ecommerce lavorano a corrispettivi con fattura solo su richiesta, altri fatturano tutto per semplicità di riconciliazione: entrambe le strade sono percorribili, ma il connettore va configurato di conseguenza, e la decisione spetta al commercialista. Per il B2B la fattura elettronica è la via obbligata, con i dati cliente, partita IVA e codice destinatario, da raccogliere correttamente al checkout.
Le vendite estere aggiungono strati: per l’UE sopra soglia il regime OSS con le aliquote di destinazione, per l’extra UE le regole doganali, e per chi vende sui marketplace i casi in cui è la piattaforma stessa a diventare debitore d’imposta. Sono scenari gestibili, ma vanno mappati prima, con la guida su IVA e regime OSS come punto di partenza e gli adempimenti fiscali dell’ecommerce come quadro generale.
Una regola operativa su tutte: la numerazione e la titolarità dei documenti stanno nel gestionale, non nella piattaforma. Il sito genera ordini; fatture, note di credito per i resi e corrispettivi nascono in Fatture in Cloud, che resta l’unica fonte per il commercialista e per l’Agenzia delle Entrate.
Quando Fatture in Cloud basta e quando serve altro
Il perimetro del prodotto è chiaro: fatturazione e adempimenti eccellenti, magazzino essenziale. Per un ecommerce con catalogo contenuto, senza varianti complesse né multi-deposito, il binomio piattaforma più Fatture in Cloud copre tutto il ciclo con costi minimi. I segnali che il vestito sta stretto sono ricorrenti: giacenze da riconciliare a mano tra sito e gestionale, listini diversi per canale, resi che diventano contabilità creativa, fornitori e riordini gestiti su fogli di calcolo.
A quel punto le opzioni sono il fratello maggiore di casa TeamSystem, Danea Easyfatt con la sua integrazione ecommerce, o il salto verso i gestionali completi confrontati nell’analisi dei gestionali cloud per ecommerce. La migrazione è meno traumatica se l’impostazione era pulita fin dall’inizio: codici articolo coerenti, anagrafiche ordinate, un solo padrone per ogni dato.
Domande frequenti
Fatture in Cloud si collega a WooCommerce e Shopify?
Sì, tramite le integrazioni dedicate: gli ordini della piattaforma entrano nel gestionale e diventano fatture o corrispettivi secondo le regole configurate, con i dati cliente già compilati. Per i marketplace come Amazon ed eBay esistono connettori di terze parti, e le API pubbliche del prodotto permettono automazioni su misura tramite strumenti come Make o sviluppi leggeri.
Come si gestiscono le fatture degli ordini B2C di un ecommerce?
Le strade sono due: corrispettivi giornalieri con fattura emessa solo ai clienti che la richiedono, oppure fattura per ogni ordine. La scelta dipende da volumi, canali e preferenze del commercialista, e va fatta prima di configurare l’integrazione, perché determina come il connettore deve trattare ogni ordine. Per il B2B la fattura elettronica è invece sempre dovuta, con i dati raccolti al checkout.
Quanto costa Fatture in Cloud per un ecommerce?
I piani vanno da circa 4 euro mensili più IVA per i forfettari a circa 51 euro per il piano più completo, in fatturazione annuale. Al canone si aggiunge l’eventuale costo del connettore di terze parti per i marketplace, tipicamente per abbonamento mensile. Per un piccolo ecommerce il totale resta nell’ordine di poche decine di euro al mese, molto sotto un gestionale tradizionale.
Fatture in Cloud gestisce anche il magazzino di un ecommerce?
In modo essenziale: prodotti, listini e movimentazioni base ci sono, ma mancano le funzioni profonde di un gestionale di magazzino, varianti articolate, multi-deposito, riordini automatici ai fornitori. Per cataloghi semplici è sufficiente; quando le giacenze tra canali cominciano a divergere o i listini si moltiplicano, è il segnale per valutare un gestionale completo mantenendo l’impostazione contabile.